Sono appena atterrato a Singapore, dopo quattro giorni estremamente intensi a Penang in compagnia di Aik Beng Chia e di un gruppo di giovani fotografi locali: avrei forse dovuto scrivere qualcosa su George Town prima degli altri pezzi già pubblicati, ma mi è passato di mente. Vedo di rimediare adesso, dandovi qualche info e condividendo alcune delle foto di queste giornate.



Penang, situata sulla costa nord-occidentale della Malesia a 1h15’ di volo da Singapore, ha una storia intrecciata di commerci e culture. Fondata come insediamento britannico nel 1786 da Francis Light, l’isola divenne porto strategico per le rotte commerciali tra Cina, India ed Europa.
La sua posizione attirò mercanti cinesi, indiani e arabi, creando una società multiculturale che ancora oggi caratterizza la capitale George Town, soprattutto il suo centro storico. Durante l’epoca coloniale fu parte degli “Straits Settlements” insieme a Malacca e Singapore. Dopo l’indipendenza malese nel 1957, Penang ha saputo coniugare il suo patrimonio storico con lo sviluppo moderno, divenendo centro turistico e tecnologico.


Quando nel 2008 George Town, capitale di Penang, è stata inserita nella lista dei patrimoni mondiali dell’UNESCO, la città ha visto riconosciuto ufficialmente ciò che i suoi abitanti già sapevano: il suo centro storico è un crocevia unico di culture, architetture e tradizioni. Situata lungo le rotte commerciali dello Stretto di Malacca, Penang ha assorbito nel corso dei secoli influenze cinesi, indiane, malesi ed europee, che ancora oggi convivono in un mosaico urbano senza eguali.
Camminare nella città vecchia significa attraversare un museo a cielo aperto. Le strade sono fiancheggiate da shophouses coloniali, edifici a due piani con botteghe al piano terra e abitazioni sopra, caratterizzate da persiane colorate, piastrelle di ceramica e cortili nascosti. Accanto sorgono templi cinesi come il Khoo Kongsi, moschee come la Kapitan Keling e chiese cristiane in stile coloniale: testimonianze di una convivenza che ha modellato l’identità di Penang.



George Town non è un sito congelato nel tempo: negli ultimi anni il centro storico è diventato anche un laboratorio di creatività contemporanea. Le opere di street art, inaugurate nel 2012 con i murales di Ernest Zacharevic, hanno trasformato i vicoli in una galleria a cielo aperto, attirando visitatori da tutto il mondo. I murales, spesso interattivi e legati alla vita quotidiana della città, convivono con installazioni di ferro battuto che raccontano aneddoti della comunità locale.
La vita quotidiana, però, resta l’anima più autentica della città vecchia. Come ho scritto negli articoli precedenti, i mercati mattutini, come quello di Chowrasta, offrono spezie, pesce fresco e frutta tropicale, mentre nei kopitiam, le caffetterie tradizionali, si serve ancora il kopi scuro accompagnato da kaya toast. Little India e Chinatown, a pochi isolati di distanza l’uno dall’altro, mostrano come la diversità culturale sia parte integrante dell’identità penanghina: dai templi induisti decorati alle sale da tè cinesi, fino alle botteghe di tessuti e gioielli.
L’iscrizione all’UNESCO ha accelerato processi di tutela e restauro, ma ha anche posto nuove sfide. L’arrivo di boutique hotel, caffè alla moda e spazi creativi ha reso George Town un polo turistico di richiamo internazionale, ma ha sollevato timori di gentrificazione e perdita di autenticità. Le autorità locali cercano di bilanciare la conservazione con lo sviluppo, proteggendo edifici storici e promuovendo la partecipazione delle comunità residenti.


Ciò che rende Penang speciale è proprio la sua capacità di evolversi senza dimenticare le radici. Si può ammirare un tempio del XVIII secolo al mattino, tracannare un negroni-cocktail in un bar strafigo la sera (ma con prezzi molto abbordabili) e assaporare cucine diverse in ogni angolo. George Town non è soltanto un patrimonio architettonico, ma è una città viva, che si reinventa ogni giorno mantenendo intatto il suo spirito cosmopolita. Fantastico e molto aperto il vasto gruppo di artisti locali che stanno crescendo e condividendo sui social lavori molto interessanti.
La città vecchia è un equilibrio sociale forse fragile, ma sicuramente fertile: tra passato e presente si gioca il futuro fatto di sostenibilità condita col rispetto della storia. Bello passarci, ve lo suggerisco!
Foto scattate in questi 4gg, quasi tutte con Leica Q3-43.

